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sabato 24 gennaio 2015

Terrore





Leo Löwenthal ha scritto un articolo dal nome: Individuo e terrore, era il sociologo della scuola di Francoforte, quell'articolo parla della vita nei campi di concentramento, ne delinea le varie caratteristiche principali. La tesi della scuola di Francoforte è che dopo la fine del nazismo, esistevano ancora le condizioni per cui uno sterminio di massa come quello nei campi potesse realizzarsi di nuovo, del resto esistevano ancora le condizioni psicologiche per il darsi di un simile evento. Queste condizioni psicologiche sono state descritte nel lavoro sulla personalità totalitaria di Adorno e Stanford, dove si evidenziava la presenza di un tipo di personalità rigida, fredda, incapace di fare esperienza in prima persona, che non possiede più una coscienza, un senso di colpa, imbottita di pregiudizi, non capace di autodeterminazione, una personalità che evidenzia la possibilità del darsi di una cosa come il nazismo. Questa personalità è purtroppo molto diffusa e segna le basi per la nascita di un possibile nuovo nazismo. Noi sappiamo che i campi di concentramento esistono ancora ai giorni nostri e non è solo la questione della Corea del Nord. Il fatto stesso che di certe cose non si potesse parlare, il voler chiudere gli occhi di fronte all'orrore, per Löwenthal rappresenta uno stato di repressione e terrore che sta ad indicare che in fondo non è finito nulla. Se vogliamo vederla in modo ancora più radicale, si potrebbe dire che la scuola di Francoforte è convinta che la nostra vita sia diventata come quella dei campi di concentramento, quando Adorno e Horkheimer parlano della vita offesa, descrivono la vita come quella frazione di tempo prima della sentenza finale, la pena di morte, nulla di più brutale è diventata la nostra esistenza. Non è l'uomo comune che si accorge di tutto questo, ma è il filosofo critico a ricordaglielo, a ricordargli della realtà. Löwenthal sottolinea sei punti caratteristici della vita in un campo di concentramento:

1 La perdita di ogni forma di razionalità, si agisce solo più per istinto e quindi istinto di sopravvivenza.

2 La continuità dell'esperienza non esiste più, la morte è dietro la porta e spezza le varie fasi della vita, non ci sono sogni o grandi obbiettivi nell'esistenza, tutte le esperienze formative dell'esistenza sono cancellate, ci si rapporta con l'altro in modo freddo e come fosse un semplice concorrente.

3 È come se l'esistenza fosse diventata un'insieme di reazioni ad impulsi, non c'è più nemmeno una personalità, si diventa come delle macchine. Non c'è più coscienza, un morto in più o uno meno non fanno più scandalo, ogni morale è perduta e viene interiorizzata la figura del padrone che oltre ad agire dall'esterno agisce anche dall'interno, come Hitler-io.

4 La lotta per la sopravvivenza è l'ideologia, il darwinismo sociale.

5 L'uomo è diventato oggetto, cadavere ambulante o merce. Non ha più un valore e non è nemmeno una persona, tanto è che si potrebbero usare le parti del suo corpo per produrre altre merci.

6 La mentalità della Gestapo invade la mente dell'ebreo oppresso, così l'ebreo oppresso si comporta come il poliziotto della Gestapo con i propri simili, tutto al limite di ogni orrore.

Che fine ha fatto tutto questo terrore? oggi è più vivo che mai, molto del terrore è mediatico, ci dimentichiamo spesso che se quelli dell'Isis sono terroristi, lo sono molto di più i giornalisti e la televisione, infatti loro diffondono sempre più il panico tra la gente su scala mondiale, perché tutti dobbiamo avere paura. La popolazione ai giorni nostri si trova divisa, non puoi fidarti del tuo vicino di casa, sopratutto se islamico, perché potrebbe essere un terrorista, ma questo dipende dal fatto che molte persone non hanno ancora capito che le uniche differenze che esistono tra gli uomini sono di natura economica e sociale, tutto il resto è pregiudizio alimentato dall'alto per dividere le masse. Lo stato di terrore deve essere continuo, così chi comanda vuole, la società nostra è basata continuamente sul terrore, quando non si parla di terroristi orientali, si parla della crisi, dello stato continuo di paura di perdere i soldi, di avere debiti, di finire in povertà. Nell'arte e nel cinema troviamo molto questa rappresentazione del terrore, i film horror come terrore gratuito, a cui le masse si sottopongono persino magari pagando un biglietto, non fanno altro che vomitare la realtà in faccia a chi li guarda. Hostel ad esempio parla di una specie di centro dove vengono praticate torture su altri esseri umani per puro piacere e così ci sono delle persone rapite ed altre che quando se le trovano legate, predono arnesi di ogni genere e un po' alla volta le squartano, le uccidono con massima felicità e divertimento; non si esce dalla stanza finché non si ha ucciso, altrimenti tocca a te essere ucciso, sbranato da dei cani, dovessi commettere l'errore di sentirti in colpa e rinunciare (non è tanto diverso dal campo di concentramento o è peggio?). Purtroppo cose simili sono già successe, per esempio nella guerra in Iraq, ma di certo un po' alla volta l'horror diventa realtà quotidiana e i film ci abituano a queste scene, così che una volta che le avremmo davvero di fronte non proveremo più nulla, del resto è già successo che persone scavalcassero cadaveri come se niente fosse, per esempio a Napoli. La musica nera dei giorni nostri potrebbe avere due scopi, uno quello di denunciare una realtà o non voler mostrare la realtà sotto i veli pubblicitari ma per quello che è realmente (al di là dell'ottimismo di Renzi, del mondo utopico pubblicitario e della falsa società opulenta di cui oggi vediamo le crepe), oppure il rischio è che diventi strumento ideologico del terrore, per abituarci a questa realtà, farla diventare normale, così che l'inferno diventi il migliore dei mondi possibili. Un bravissimo Dj tedesco, Rudy Ratzinger, nella sua musica riesce perfettamente a rappresentare questa realtà cruda del terrore e senza speranza in cui viviamo, cito alcuni pezzi:

"Wir haben die Ewigkeit, um den Fleisch kennenzulernen"

"Aufwiedersehen im Massengrab"

Oppure per esempio il testo di "L'enfer noir", parla di un'esistenza senza speranza, alla fine di ogni scopo ci sta solo il vuoto. Il punto è questo: la società mira alla distruzione di ogni immaginazione, non dobbiamo nemmeno essere più in grado di pensare società diverse, ma al contrario vuole che pensiamo cose come il genocidio, l'oppressione, la schiavitù dalle banche, la povertà che arriva, la paura continua, il male stesso come delle normalità, qualcosa di inevitabile, appunto che l'inferno diventi il migliore dei mondi possibili. La scuola di Francoforte per questo combatteva per la sopravvivenza dell'individuo nella folla, per l'autodeterminazione (che può essere il pensare con la propria testa o anche l'avere una coscienza morale propria) e perché non si distrugga l'immaginazione (qui la scuola ha dato un importante ruolo all'arte, ma l'arte ora è più intenta a mostrare l'orrore che trascenderlo).

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