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venerdì 20 marzo 2020

Dei virtuosi (Zarathustra/spiegazione)








Il testo incomincia con un riferimento alla bellezza, la voce della bellezza che parla tenue. La bellezza che viene paragonata allo scudo e che sorride ai virtuosi. Da qui incomincia un discorso di Zarathustra sui virtuosi (die Tugendhaften).



I virtuosi credono che la virtù comporti una ricompensa. Questa ricompensa può essere un vantaggio di un qualche tipo che consegue in seguito alle buone azioni, oppure si può pensare che il premio stia nella virtù stessa. Zarathustra nega entrambe le cose. Egli intende scavare nei virtuosi, come qualcuno che scava nella sabbia per rivoltarla, per trovare una verità e una falsità nei virtuosi stessi.

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In questo passaggio si possono scorgere due critiche: la prima deve essere rivolta al cristianesimo che, come dottrina, promette il paradiso a chi si comporta come virtuoso; la seconda riguarda l’etica Nicomachea di Aristotele nella quale il filosofo sostiene che la felicità dipende dalla virtù, dunque il semplice fatto di essere virtuoso diventa condizione della felicità. Qui Zarathustra ricorda davvero che l’uomo virtuoso non si aspetta nulla in cambio della sua virtù e che deve agire come la madre nei confronti del figlio.

È interessante il passaggio in tedesco quando compaiono le parole: “Und nun zürnt ihr mir, dass ich lehre, es giebt keinen Lohn- und Zahlmeister? Und wahrlich, ich lehre nicht einmal, dass Tugend ihr eigener Lohn ist.”. Quando Zarathustra parla dall’aspettativa di un pagamento da parte dei virtuosi usa il termine “Lohn” che in tedesco indica proprio lo stipendio e colui che paga è il “Lohnmeister”, ossia il padrone che paga. Zarathustra chiama i virtuosi “Plugschar” che è la parte dell’aratro che serve per fendere la terra (il vomere), parola tedesca che deriva da “Plug” che è l’aratro.

Secondo Lampert in questo caso Zarathustra si rivolge ai suoi discepoli come un maestro. Dunque i virtuosi del capitolo sarebbero i suoi discepoli. Questo significa che Zarathustra rimprovera i discepoli di aspettarsi delle ricompense, probabilmente da parte sua. Ma egli gli insegna che la virtù non è nemmeno ricompensa a se stessa.

Jung ha compreso molto probabilmente il legame tra la bellezza e la virtù. Che Zarathustra sostenga che la bellezza sorride ai virtuosi significa che il virtuoso appare bello agli altri, proprio perché compie buone azioni. Ed è proprio l’essere bello o la bellezza che ti sorride il guadagno. La negazione di qualsiasi guadagno dalla virtù è, sicuramente, una negazione della divinità, del Dio che ricompensa i giusti.

La verità è che l’uomo virtuoso dovrebbe essere come la madre che ama il figlio e non aspettarsi nulla in cambio. Ma i virtuosi sono come l’anello che rincorre sempre se stesso, presi da una brama infinita.

Questo passaggio sull’anello non poteva sfuggire all’occhio di Jung, si tratta chiaramente di un simbolo dell’eterno ritorno. Secondo Nietzsche le possibilità dell’accadere sono limitate, dunque prima io poi tutto dovrà ripetersi infinite volte. Oltre a questo vediamo che l’anello è anche un simbolo del desiderio come capita spesso nelle grandi storie, anche quella di Tolkien. Ciò che il virtuoso ama e desidera di più: la sua virtù. Ma la virtù è anche virtus, ossia potere. Infatti Jung sostiene che Tugendhaft, ossia l’essere virtuoso, sia in relazione con la Tüchtigkeit, ossia la prodezza. L’anello è potere. Noi abbiamo una sete o una brama dell’anello, nello stesso modo in cui Nietzsche parla del piacere che brama eternità. Questo è anche l’eterno ritorno: bramare che una cosa si ripeta una e infinite volte. Ma proprio la sete dell’anello qui, al contrario della storia di Tolkien, secondo Jung, rappresenta la virtù più alta.

L’insegnamento ai virtuosi di Zarathustra è il seguente: fare della virtù il proprio Sé. Il problema è che ci sono persone che confondono la loro virtù con la vendetta, alcuni identificano la virtù nei gesti e quindi adorano o venerano, altri dicendo che la virtù è necessaria intendono che la polizia è necessaria. Tutte queste persone, secondo Zarathustra, non sanno nulla di virtù. Dovrebbero smetterla di parlare di ricompense, punizioni o dire che “un’azione è buona solo perché è altruistica”. In verità questi uomini sono come dei bambini a cui il mare ha portato via i giocattoli e che successivamente aspettano che il mare gli porti delle conchiglie per consolarli.

In un passaggio si nota un interessante gioco di parole in tedesco. Ad un certo punto dice che avere giustizia (gerecht sein) suona come avere vendetta (gerächt sein). È chiaramente un gioco di parole che suona solamente in tedesco, molto difficile da rendere in italiano.

È interessante l’espressione “fare della virtù il proprio Sé”, perché significa che i falsi virtuosi non vedono la virtù nel Sé. È probabile che questo dipenda dal fatto che la virtù o venga posta in qualche modello ideale, nel senso di un tipo ideale di virtuoso che vorremmo imitare, oppure semplicemente si è fatto della virtù qualcosa di celeste ed eterno, che non può essere del nostro Sé perché noi siamo terrestri e mortali. Oltretutto è dato notare che l’espressione “altruismo” in tedesco è resa con “selbstlos”, dove “los” è come il “less” in inglese. Infatti potrebbe essere tradotto con senza quell’interesse che viene dal Sé, ossia disinteressato. Al contrario Nietzsche riporta la virtù al Sé, perché la vera virtù non è “selbstlos”.

Il Sé qui è lo stesso a cui si riferiva Zarathustra nei dispregiatori del corpo. Secondo Jung la virtù non deve essere una semplice attitudine o qualcosa che adotti come dovere, tu stesso sei la tua virtù.

Nell’immagine finale i virtuosi sono rappresentati da bambini a cui il mare ha sottratto i giocattoli. Questi bambini non devono piangere perché il mare gli porterà nuove conchiglie.

Secondo Lampert Zarathustra sta dicendo che il persistere nella virtù non deve essere fatto per una qualche promessa di felicità, ma per via di un futuro lontano di cui loro stessi non potranno godere.

Nel testo Zarathustra parla di una luce che accompagna i virtuosi. Secondo Leo Strauss questa luce si lega alla serietà dell’animo greco. Le virtù sono come i giocattoli, ma l’uomo virtuoso è l’uomo serio (serious man) e non si aspetta dalle virtù alcuna forma di guadagno o ricompensa.