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domenica 20 novembre 2016

Rousseau: contratto sociale e democrazia pIV












7 Altri caratteri del governo

La restante parte del terzo libro tratta soprattutto degli altri caratteri del governo e in buona parte di essa sarà presa in considerazione in questa sezione. Il primo problema che Rousseau prende in considerazione è il capire quale governo sia adatto a quale nazione, tenendo presente tutti quei fattori esterni come il clima, la fertilità del terreno, la posizione geografica che sono stati oggetto di considerazione da parte di Montesquieu nello Spirito delle leggi. Per prima cosa Rousseau considera l'eccedenza del prodotto della terra di ogni paese affermando che la differenza di quantità di eccedenza, considerando anche la quantità media di consumo di certi prodotti della terra in un certo paese, è un elemento determinante per stabilire quale sia il governo più conveniente per il paese che si prende in considerazione. Una monarchia con tutto il suo apparato di magistrati richiede una spesa pubblica più alta rispetto ad una democrazia, per questo motivo Rousseau sostiene che la monarchia è conveniente solo ai paesi più ricchi, ma i paesi più ricchi sono esattamente quelli che hanno una maggiore eccedenza. L'eccedenza del prodotto della terra dipende da vari fattori: ad esempio il clima. Se il clima è favorevole la terra potrà essere più fertile e più facile da lavorare di modo che in meno tempo si possa ottenere maggiore prodotto da essa. Così, argomenta Rousseau, nei paesi più caldi, dove il clima è favorevole, l'eccedenza è tanto maggiore,  è naturale la convenienza del governo monarchico, il contrario va detto dei paesi nordici.

Nelle sezioni seguenti Rousseau spiega i pericoli del governo e del corpo politico. Il governo, in primo luogo, può abusare del suo potere, questo può avvenire in tre modi: il governo si restringe passando dalla democrazia all'aristocrazia e dall'aristocrazia alla monarchia; il governo usurpa il potere sovrano assumendo su di sé la funzione legislativa; ogni magistrato singolo del governo usurpa del potere del governo che ha solo come corpo. Nel primo caso il governo si restringe sapendo che in questo modo aumenterà il suo potere. Nel secondo caso il governo acquisirà il potere sovrano, quindi si trasformerà in un tiranno e getterà i cittadini nello stato di natura, facendo si che siano obbligati ad obbedire imponendosi lui stesso con la forza. In questo caso Rousseau sottolinea che non sono comunque costretti ad obbedire, ma obbligati, nel senso che loro appena possono farebbero bene a disobbedire e a ribellarsi, infatti non c'è dovere implicito nell'obbedire ai tiranni proprio perché non si da dovere là dove non esiste libertà. Nel terzo caso ogni magistrato tenderebbe a diventare un principe come individuo e quindi non come corpo. In questo caso la costituzione degenera nel suo contrario, quindi dice Rousseau: la democrazia diventa oclocrazia, l'aristocrazia diventa oligarchia, la monarchia diventa tirannia. Come impedire l'usurpazione del governo? spiegherò più avanti che il sovrano ha la possibilità di controllare il governo, che può destituirlo se necessario o cambiarne il tipo. Ad ogni modo Rousseau spiega che non ci sono corpi politici che durano per sempre, quello che conta è fare in modo che possano durare il più possibile. Il problema della distruzione viene il più delle volte dall'interno, tuttavia se bisogna scegliere tra far cadere un governo o il sovrano, conviene scegliere per il governo perché un uomo anche con un cervello morto può ancora vivere, al massimo sarà imbecille, ma non può vivere senza cuore.

8 Democrazia ed economia

«Date denaro e presto avrete catene. La parola finanza è una parola da schiavi; è sconosciuta in uno Stato libero. In uno Stato veramente libero i cittadini fanno tutto con le loro mani e nulla col denaro: anziché pagare per esimersi dai loro doveri, pagherebbero per adempierli di persona.» (Rousseau, Jaques, Jean, Il contratto sociale, Laterza, Bari, 2008, p.137)

Questa affermazione tuona oggi contro il finanzcapitalismo, letta a distanza di anni. In Rousseau sembra esserci sempre una contrapposizione tra interessi privati e interessi pubblici, intendendo per "interesse pubblico" quell'interesse che ha il singolo cittadino nel confronti del bene comune. L'economia può riguardare l'interesse privato come guadagno del singolo oppure il welfare come benessere economico di un paese. In una vera democrazia i singoli partecipano e compiono i loro doveri senza attendersi necessariamente un compenso in denaro, anzi dice Rousseau, pagherebbero pure per farli. Quel che qui si vuole dire è semplicemente che l'interesse privato deve venire meno quando c'è di mezzo una questione che riguarda il pubblico, che riguarda lo Stato stesso o la società stessa, che riguarda quindi tutti. Mi porrei il problema in questo momento su quale sia il modello economico che più convenga ad una democrazia. Negli ultimi anni nell'economia spesso si è descritta questa scienza come se si trattasse di una forma di fisica, cercando di allontanarsi dalla politica e dall'idea che là dietro in fondo non ci sarebbero altro che rapporti di potere e rapporti sociali, come se una teoria economica potesse per davvero essere completamente neutra. Questo punto è quanto meno problematico, perciò ha un senso pensare che un modello economico piuttosto che un altro non deve avere degli effetti indifferenti su una democrazia. La vera domanda ora si trasforma in questa: quanto è compatibile il neoliberismo con la democrazia?. Per neoliberismo intendo un'economia che lascia tutta la sfera dell'economica a sé stessa e senza nessun controllo da parte dello Stato. In questo modo si generano due sfere: una sfera del mercato in cui lo Stato non interviene se non per incentivare la libertà di mercato o la concorrenza ed impedire la formazione di monopoli; un'altra che è la sfera d'azione dello Stato. Il neoliberismo pone una sfera che è del tutto fuori dal controllo dello Stato e la lascia a sé stessa, al caso. Il caso ovviamente non è un buon principio per determinare le cose, ma davvero queste due sfere della società se ne stanno separate senza condizionarsi a vicenda? il capitalismo ha determinato la nascita di una società dove i rapporti sociali sono tali che se possiedi tanto denaro hai potere, ma non solo potere economico, anche politico. È vero che l'intento neoliberista muove contro la formazione di monopoli, ma quello dei monopoli, come ha mostrato Marx, è l'esisto naturale della concorrenza. Oltretutto grazie alle misure dell'austerity noi ci troviamo una società in cui il divario tra i ricchi e i poveri è osceno. In America non sarebbe sbagliato dire che la maggior parte delle ricchezze del paese sono possedute dall'1% della popolazione. Da quando è nato il capitalismo sembra che il rapporto tra la politica e l'economia si sia rovesciato e dal momento che comanda chi ha i soldi, chi ha i soldi compra i politici e comanda lui stesso. In molte democrazie attuali il potere è nelle mani di ricchi industriali e banchieri, la spiegazione è molto semplice: se vuoi vincere una campagna politica hai bisogno di soldi e salvo che tu non sia ricco, non puoi fare altro che domandare dei soldi in prestito a qualcuno che li ha, ma quando vinci le elezioni visto che le hai vinte con i soldi di qualcun'altro, questo qualcuno come ricambio chiederà che tu faccia i suoi interessi e non quelli dei tuoi elettori. Insomma il neoliberismo ha rovesciato il rapporto tra politica ed economia, in questo modo l'economia comanda la politica e non il contrario. Questo punto non può essere indifferente per un governo democratico. Se dietro ogni politico c'è un banchiere e un ricco industriale si può chiamare questa ancora democrazia? o piuttosto bisognerebbe dire che i veri padroni sono quelli là dietro e non i nostri politici che ingenuamente andiamo a votare?. Allora il neoliberismo è davvero compatibile con la democrazia? sembra piuttosto che un sistema di concorrenza sia un sistema fondato su un'ideologia precisa: quella della disuguaglianza. La disuguaglianza si insinua ovunque: la lotta per chi prende voti più alti, lotta a chi produce di più, lotta a chi è più efficiente, lotta a chi fa più profitti. Le disuguaglianze di questo tipo si riducono ad una sola: quella economica. Ho già detto che la disuguaglianza economica è per forza cosa nociva alla democrazia perché tende a formare delle caste e a trasformare la democrazia in oligarchia (governo dei ricchi). È impossibile pensare di lasciare l'economia a se stessa come se ciò non avesse delle influenze anche sulla politica o sulla democrazia in generale. Il valore del capitalismo è il profitto personale; non è questo invece il valore della democrazia, o meglio, se lo diventasse, la democrazia crollerebbe dopo poco tempo. Sono convinto che la democrazia non possa lasciare davvero l'economia a se stessa, che quindi anche questa debba essere sotto il controllo dello Stato e del Sovrano, ma non dimentichiamoci mai che il sovrano è il popolo.










9 Come funziona questa democrazia

«Appena qualcuno, a proposito degli affari di Stato, dice: Che m'importa? lo Stato è da ritenersi perduto.» (Rousseau, Jaques, Jean, Il contratto sociale, Laterza, Bari, 2008, p.137)


Adesso credo abbia un senso spiegare meglio come funziona praticamente questo modello "democratico" di Rousseau per avere un'immagine completa di questo tipo di costituzione. Rousseau suppone un contratto originario degli uomini, che gli uomini fondino con questo un corpo politico e che da quel momento cominci ad esistere un sovrano che è il popolo stesso o la volontà generale. Il problema successivo è la formazione del governo di cui non ho ancora parlato. Il governo non è istituito per Rousseau attraverso un contratto. Se così fosse, questo contratto non sarebbe altro che un atto particolare, ma un atto particolare non è un atto sovrano. Piuttosto, dice Rousseau, l'atto che sancisce la nascita di un governo è una legge che è composta di due parti: prima di tutto questa legge deve stabilire che tipo di costituzione il governo deve avere (monarchia, aristocrazia o democrazia); in secondo luogo devono essere eletti dei magistrati da parte del popolo a formare il governo. La cosa più importante da capire in questo caso è che i magistrati sono solo funzionari del popolo, hanno il potere esecutivo e devono obbedire al popolo. Non può accadere che il popolo obbedisca ai magistrati come fossero suoi padroni. Alla fine sembra che questi magistrati siano semplicemente degli esecutori, essi sono certo dei rappresentanti, ma non nel senso in cui lo intendiamo noi, cioè non si sostituiscono al popolo: nessuno può sostituirsi al popolo nel ruolo di sovrano!

Una volta formato il governo quello che conta di più nella democrazia è la partecipazione del popolo nella politica. Nel modello di Rousseau la volontà generale è il popolo stesso. La volontà generale ha il potere legislativo, essa stessa prende le decisioni: se delegasse il suo potere a qualcun altro di fatto morirebbe come tale, il potere finirebbe nelle mani o di rappresentanti che si suppone facciano gli interessi del popolo, ma su questo punto non si ha garanzia alcuna perché non c'è più potere su loro, oppure il potere sovrano finirebbe nelle mani di qualche tiranno o un gruppetto di aristocratici. Laddove non c'è un corpo politico, ha detto Rousseau, ci sono solo padroni e schiavi. Intendo dire che laddove il popolo non ha più potere legislativo, ma semplicemente obbedisce a qualcun altro che ha conquistato questo potere o tutti i poteri, non lo si può definire più popolo, ma diventa semplicemente una massa di schiavi. È quindi essenziale la partecipazione del popolo nella dimensione politica in una democrazia: quando un popolo non si interessa più di politica, o non c'è più partecipazione alcuna, la democrazia è morta. In alcuni paesi oggi sembra che questa forma di partecipazione si sia semplicemente ridotta ai referendum, questo chiaramente non è un buon segnale della lunghezza futura della vita di una democrazia. Rousseau dice che in una democrazia quando c'è da andare in un'assemblea i cittadini dovrebbero avere le ali sotto i piedi e tutte le altre occupazioni private dovrebbero venire meno, solo in questo modo una democrazia può davvero funzionare. Rousseau spiega la necessità del popolo di riunirsi in assemblee per prendere le decisioni, queste assemblee devono essere sancite da leggi, la data stessa di queste assemblee le rende legittime. Detto ciò qualsiasi altra assemblea, magari di qualche membro di chissà quale setta o organizzazione segreta, non ha nessuna validità e non ci può essere qualcun altro che prenda decisioni all'oscuro del popolo in altre assemblee illegittime. Ovviamente ci si chiederà come sia possibile radunare un intero popolo in un solo luogo (anche se fosse all'aperto) e dove i cittadini possano mai trovare il tempo per partecipare a simili assemblee. Queste domande troveranno risposta in sezioni successive a questa, per ora mi limito ad osservare il fatto che Rousseau sostiene che non ci deve essere una capitale in un paese e che le assemblee dovrebbero spostarsi un po' alla volta da città in città. Questa osservazione potrebbe essere interessante, ma è ancora troppo poco per risolvere i problemi indicati da me; tuttavia, come già detto, risponderò più avanti a questi problemi. È invece importante osservare il fatto che, secondo Rousseau, l'attività del governo quando queste assemblee saranno tenute deve essere immediatamente sospesa e ripresa solo una volta che sono state concluse.

Come funziona l'assemblea? Rousseau spiega che ogni assemblea deve cominciare con due formule precise:

«La prima: se piaccia al sovrano di conservare la presente forma di governo.

La seconda: se piaccia al popolo di lasciarne l'amministrazione a quelli che ne sono incaricati attualmente.» (Rousseau, Jaques, Jean, Il contratto sociale, Laterza, Bari, 2008, p.149)

Queste sono delle decisioni importanti, per prima cosa servono ad impedire che un governo possa anche solo tentare di prorogare il suo mandato in eterno. Non c'è nulla che non sia modificabile: potenzialmente se un giorno il popolo decide che vuole la monarchia, il giorno dopo può cambiare idea e modificare la costituzione nella democrazia. Ovviamente queste decisioni andrebbero prese con cautela, nel senso che questi passaggi da una costituzione all'altra non avvengano senza presentare problemi e difficoltà che sono tipiche di una transizione, sta quindi al popolo o al sovrano riflettere bene sulla sua scelta. Ad ogni modo in ogni assemblea si presenta la possibilità di cambiare la costituzione o i magistrati che sono attualmente al potere. Secondo Rousseau il metodo più democratico per l'elezione dei magistrati è quello del sorteggio tra i candidati, come a lasciar decidere la cosa al caso, perché tutti in questo modo avrebbero le stesse possibilità di diventare magistrati.

Molto più interessante in Rousseau è il metodo per il voto. Per prima cosa Rousseau spiega che è molto meglio avvicinarsi il più possibile all'unanimità quando si vota che invece trovarsi di fronte a tante fazioni e minoranze opposte, infatti più ci si avvicina all'unanimità, secondo Rousseau, più ci si avvicina a ciò che può essere il bene comune o la volontà generale. Tuttavia, dice Rousseau, l'unanimità, ovvero l'accordo di tutti su una decisione, è obbligatoria solo nell'atto fondativo del corpo politico, cioè nel contratto. In quel caso chi non è d'accordo con la costituzione di una certa società è libero di andarsene e se decide di rimanere deve sottomettersi alla decisione degli altri. Nel caso di tutte altre decisioni e votazioni vince sempre la maggioranza. Ci si può chiedere giustamente che cosa però debba poi obbligare le minoranze ad obbedire alla volontà della maggioranza una volta che questa ha vinto. Secondo Rousseau questo problema è stato decisamente posto male, infatti secondo Rousseau la votazione non funziona nel senso che un soggetto vota secondo quel che per lui è meglio, quindi secondo la sua egoistica volontà particolare; e questo è il modo in cui si vota normalmente nelle nostre democrazie. Ogni persona, piuttosto, deve votare come cittadino, cioè deve votare quella che secondo lui è la volontà generale o ciò che secondo lui è il bene comune, non il proprio. Questo significa che se vince una maggioranza per una decisione diversa da ciò per cui un determinato singolo ha votato, ciò vuol semplicemente che si è sbagliato su ciò che la volontà generale è. Rousseau immagino presupponga che una maggioranza ha molte più probabilità di aver ragione su ciò che è la volontà generale piuttosto che una minoranza.

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