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martedì 26 febbraio 2013

Del pallido delinquente (spiegazione/Zarathustra)









Zarathustra si rivolge ai giudici e ai ministri del sacrificio. Egli parla interpretando la volontà di un pallido delinquente che sta di fronte ai giudici per essere giudicato del suo crimine. Il discorso del pallido delinquente suona in questo modo: il mio io deve essere superato. Quest'uomo è perfettamente consapevole della sua colpa. È diventato pallido al cospetto della sua colpa e del risultato della sua azione.

Il pallido uomo fa cenno con la testa, annuisce ammettendo la sua colpa. Il capitolo precedente, Delle gioie e delle passioni, si concludeva con queste parole:

«L'uomo è qualcosa che deve essere superato: e perciò devi amare le tue virtù, - giacché di esse perirai.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.34)

Adesso leggiamo:

«"Il mio io è qualcosa che deve essere superato: il mio io è per me il grande disprezzo dell'uomo": così parla questo occhio.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.35)

Nel capitolo precedente si parla delle virtù, le quali, in lotta tra loro, portano l'uomo alla morte. In questo capitolo si parla di un criminale che, provato dal suo crimine, arriva a volere la sua morte. Jung spiega che i due capitoli andrebbero visti in continuità, leggendo il pallido delinquente come mero prodotto della strada delle gioie e delle passioni. Dalle passioni si arriva al crimine. In ogni caso si arriva alla necessità di superare se stessi, di dover perire perché possa nascere qualcosa di nuovo: il superuomo. Il pallido delinquente commette un omicidio preparando se stesso alla sua di morte. Egli non è nulla di buono, deve essere superato e fare spazio per il superuomo. Questo lo si capisce in quanto Nietzsche definisce questo criminale un "cumulo di malattie".

Lampert spiega che in questo capitolo Nietzsche gioca a fare lo psicologo, come sempre, mostrando che la conoscenza del corpo ci rivela la conoscenza dell'uomo. Questo uomo è definito da Zarathustra come malato o come un "cumulo di malattie". Egli condanna se stesso per la sua azione, per il suo crimine, ancora prima che lo faccia il giudice. Prima la sua anima era affamata di sangue, ma la sua ragione lo persuadeva che il motivo dell'azione era il furto. Ora che la sua anima ha soddisfatto la sua sete di sangue è la sua ragione che lo condanna come un assassino ed è per questo che è pallido, un pallido delinquente.



Secondo Strauss Nietzsche continua a giocare sulla differenza tra l'ego e il Sé, che in questo caso, come in molti altri, rispecchia la distinzione tra la coscienza e l'inconscio. L'istinto ad uccidere, il piacere del coltello e la volontà di sangue, sono tutte cose che vengono dall'inconscio del pallido delinquente e che hanno origine dal suo Sé.



In questo caso, parlando del pallido delinquente e dei sofferenti di se stessi in generale, Zarathustra afferma che la soluzione migliore per loro è la morte secca e immediata. Questa uccisione deve essere guidata da compassione. Nell'uccidere si tenga presente che la riconciliazione con il criminale deve essere amore per il superuomo, perché solo questo può giustificare l'esistenza di quelli che rimangono in vita.

Zarathustra consiglia di evitare termini come "furfante" o "peccatore". Sono tutti termini che rimandano alla morale. Invece Zarathustra usa il termine "malato", il quale rimanda ad una determinata condizione fisica. La morale fa dell'uomo un soggetto responsabile e libero. Il criminale per la morale è colui che trasgredisce la legge. Il giudice chiede al criminale per quale motivo ha fatto quello che ha fatto, ma con ciò egli afferma che il criminale era libero e ha compiuto il crimine volontariamente. Deve esistere dunque un motivo. Ma Nietzsche scompone tutto in pensiero, azione e immagine dell'atto, sostenendo che in nessuna di queste sta il motivo. Il pallido delinquente ha commesso un atto criminale ed era all'altezza di quell'atto. Poi, però, si è pentito di questo atto e non ha sopportato l'immagine dell'atto, ossia l'effetto della sua azione, il sangue e il corpo morto. Per questo è diventato pallido. Da quel momento il pallido delinquente la considera la sua azione, egli ne è l'autore.

In questo passaggio è riscontrabile una vera filosofia delle azioni in Nietzsche. Nietzsche distingue tre momenti nell'azione: il pensiero, l'azione stessa, l'immagine dell'atto. Il pensiero ha a che fare con la programmazione di una azione. L'azione è quel che noi facciamo in accordo al nostro programma. L'immagine dell'atto è il risultato della nostra azione, il suo effetto.

Nel passaggio successivo Zarathustra fa parlare il giudice che condanna l'imputato. Il giudice spiega che quel pallido uomo voleva rubare, ma la sua anima cercava sangue. Da questo capiamo che probabilmente questo criminale voleva compiere una rapina, ma si è trovato ad uccidere un uomo. Si noti inoltre l'espressione di Nietzsche "rothe Richter" (il giudice rosso), riferito al giudice con il mantello rosso. Il giudice sostiene che il pallido delinquente cercava semplicemente la gioia del coltello, questo era il suo desiderio. Quest'uomo è un uomo malato. Ma Zarathustra, sostiene Lampert, preferisce questo uomo malato al bene dei giudici, i quali sono considerati sani.

Nel passaggio successivo Zarathustra definisce la malattia come conseguenza del male del nostro tempo. Il male che fa agli altri è ciò che fa male a lui. Zarathustra ricorda sempre che esistono molte lingue del bene e del male, che quello che oggi è considerato bene o è considerato male, una volta non lo era affatto. Una volta il male era il dubbio e la volontà di avere un Sé, per questo molti erano considerati eretici e altri streghe. Anche l'eretico e la strega vengono designati da Zarathustra come "malati".

Zarathustra manifesta disprezzo per tutti quelli che si definiscono "buoni". Chi accusa una persona di crimine, certamente crede di essere nel giusto. L'eretico esiste come non-ortodosso, definito in questo modo proprio dagli ortodossi. E poi il problema è il seguente: chi ha inventato la lingua del bene e del male? con quale scopo ha detto questo bene e quello male?

Il capitolo termina con le seguenti parole:

«Davvero, io vorrei che la loro demenza si chiamasse verità, o fedeltà o giustizia: ma essi hanno la loro virtù per campare a lungo, e in un benessere miserabile. Io sono una ringhiera vicino al torrente: si aggrappi chi può! Ma io non sono la vostra stampella.» (Nietzsche, Friedrich, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2013, p.37)

Secondo Lampert la frase finale di Zarathustra vorrebbe dire questo: dovete stare alla larga da quelli che si considerano buoni e da quelli che considerano il mio insegnamento un crimine.

2 commenti:

  1. Grazie del chiarimento,non riuscivo a capire...
    Pero' sento che....ci sfugge ancora qualcosa,come se non quadrasse del tutto.
    Saluti
    Roberto Pi.

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